Blog

  • Cassata Siciliana

    Cassata Siciliana

    Per poter avere il ripieno della cassata originale non devi farti mancare un chilo di ricotta di pecora.

    Gli ingredienti per la cassata siciliana

    Ricetta Cassata Siciliana: Ricotta, rum, 150 grammi di zucchero e 120 grammi sia di canditi tritati che di granella di cioccolata fondente. Ti serviranno anche 50 grammi di pistacchio tritato in maniera molto fine, 120 grammi di mandorle tritate, 50 grammi di zucchero a velo e 2 cucchiaini di rum. Questo è quello che ti serve per la pasta al pistacchio che è uno degli elementi fondamentali della cassata siciliana.

    Come preparare la cassata siciliana

    Come preparare la cassata siciliana
    La prima cosa che ti conviene fare è quella di lavorare ricotta e zucchero insieme così da avere un composto unico. Lo puoi così trasferire in una terrina e inizi a macerare per 20 minuti circa i canditi all’interno del rum per poi unirli alla ricotta. Puoi così aggiungere anche il cioccolato e poi conservi il tutto in frigo per 12 ore. La pasta al pistacchio è un altro passaggio cruciale che prevede che il pistacchio venga amalgamato assieme a zucchero a velo, rum e mandorle.

    Altri passaggi cruciali

    Altri passaggi cruciali cassata siciliana
    Lo sciroppo non può mancare nella vera cassata siciliana: per cui devi mettere a bollire qualche minuto acqua, zucchero e rum successivamente. Una volta tagliato il pan di Spagna a fettine potrai spruzzare queste con del rum in maniera delicata. In seguito procedi col farcirle di ricotta spruzzando prima con lo sciroppo. Ponendo quindi gli strati uno sull’altro dovrai sigillare tutto con della pellicola e tenere in frigo per 12 ore. A questo punto, dopo aver sciolto del cioccolato fondente bollito a bagno maria, potrai procedere con con l’utilizzo della pasta al pistacchio. Per la decorazione meglio optare per pezzi di frutta candita che si sposa col verde del pistacchio.

  • Carciofi in tegame

    Carciofi in tegame

    Hai dei carciofi e non sai come cucinarli? Sei stanca delle solite ricette?

    Oggi ti proponiamo una ricetta antica catanese: Carciofi in Tegame.

    Una ricetta sfiziosa da provare per un invito a pranzo o semplicemente la domenica.

    Ingredienti per la preparazione
    Per preparare una teglia di medie dimensioni, in genere di servono:
    8 carciofi,
    100 gr di pangrattato,
    50 gr di formaggio pecorino grattugiato,
    2 spicchi d’aglio tritati,
    prezzemolo tritato,
    1 acciuga salata già sfilettata,
    2 bicchieri d’acqua, mezzo limone,
    sale e pepe quanto basta.
    Il procedimento
    carciofi in tegame preparazione
    Per prima cosa prendi i tuoi carciofi ed inizia a pulirli. Devi tagliare la parte superiore e togliere le foglie più dure perchè bisogna lasciare la parte più tenera del carciofo.
    Una volta compiuta l’operazione, prendi un coltello e cerca di aprirli per farcire con il ripieno, per cui cerca di fare spazio al suo interno.
    Per quanto riguardo il ripieno, si prepara utilizzando il pangrattato, unito al prezzemolo, aglio tritato, acciuga e pecorino. Aggiungi un pò d’olio e mescolalo fino a quando non hai ottenuto un composto. Successivamente puoi iniziare a riempire i tuoi carciofi, sistemandoli poi in un tegame.
    Prima di mettere in forno, versa nel tegame 2 bicchieri di acqua e qualche goccia di limone e lascia cuocere per circa 30 minuti a fuoco molto basso. La cottura sarà completata quando l’acqua presente nel tegame sarà evaporata.
    Una volta cotti, sistema i carciofi in un bel piatto e saranno pronti per essere serviti a tavola. Buon appetito!
  • Sant’Agata Vergine consacrata

    Sant’Agata Vergine consacrata

    Sant’Agata nacque a San Giovanni Galermo l’8 settembre tra il 229 ed il 235, sebbene sull’argomento esistano controversie ad oggi oggetto di discussioni teologiche. Secondo la tradizione cristiana, ella era una giovane vissuta nel III secolo, testimonianza di una forte presenza religiosa nella città di Catania, di cui è patrona. È adorata dalla Chiesa Cattolica e quella Ortodossa, è una delle sette vergini ricordante nel canone della Messa grazie all’importanza della sua missione e fede incrollabile anche innanzi alle atroci torture subite. La sua biografia ne è la prova, una delle prime testimonianza della letteratura agiografica ed anche simbolo della storia della Chiesa Cattolica. Tale testimonianza della vita, morte e miracoli della Santa sono custoditi presso la Bibliothèque nationale de France, e riporta miniature ed illustrazioni risalenti all’epoca carolingia. Secondo gli studi, Sant’Agata era di origini nobili, possedeva il titolo di proprietaria di poderi. A testimonianza lo stesso processo subito ad opera di Quinziano l’inquisitore, durante il quale venne fatto valere la Lex Laetoria, la legge che proteggeva i giovani e soprattutto le donne dagli abusi di chiunque. Conferma l’insurrezione popolare contro l’azione dell’inquisitore che non consegnò importanza a tale norma giuridica, procedendo ugualmente con le torture ed il martirio.

    Sant’Agata: Il processo e la morte

    La fermezza di SantAgata ancora una volta si palesa
    Con il proposito di obbligare il rispetto per l’editto dell’imperatore, nel periodo tra il 250 e 251 arrivò a Catania il proconsole Quinziano. Il suo primo comando fu rivolto ai cristiani, da cui pretendeva l’abbandono della loro fede pubblicamente. Allo stesso tempo attuò una feroce persecuzione, da cui fuggì Agata e la famiglia trovando riparo a Palermo. Tuttavia furono scovati e riportati a Catania, dove il proconsole conobbe la giovane e si invaghi di lei. Inutili i suoi tentativi di convincerla ad abiurare la sua religione, per questo Agata venne affidata alla cortigiana Afrodisia per la rieducazione. Il tentativo di plagiarla andò vano, la giovane resistette alle pressioni psicologiche manifestando una fede incrollabile. Convocata al palazzo pretorio, dopo un incontro con Quinziano, iniziò il processo e la carcerazione a cui seguirono le violenze allo scopo di piegare la volontà di Agata. Venne addirittura sottoposta al supplizio dei carboni ardenti e, secondo la tradizione, all’esportazione dei seni. La giovane martire sino alla fine rifiutò le proposte di Quinziano, consacrando la verginità a Dio. Alla fine espirò la notte successiva all’ultima violenza, il 5 febbraio del 251 d.c.

    Sant’Agata: Reliquie e venerazione

    santagata le relique 1
    Il generale bizantino Maniace prelevò i resti della Santa per trasportarli a Costantinopoli, tuttavia due soldati ripresero le spoglie e le restituirono al Vescovo di Catania, presso l’odierna fortezza di Aci Castello. I resti della Santa sono custoditi presso il Duomo di Catania, conservati una parte all’interno di un busto di argento che contiene frammenti del cranio, del torace ed alcuni organi ed altre sono preservate in uno scrigno anche questo di argento. Infine certune reliquie sono presenti presso la Cattedrale di Palermo. Uno degli oggetti appartenuti alla Santa è il suo velo, presente all’interno del Duomo di Catania. Esso è accompagnato da una leggenda secondo la quale la giovane martire si coprì con tale velo durante la tortura dei carboni ardenti. Alcuni studiosi affermano che il colore rosso sia il risultato del sangue della Santa, e non dovuto ad una tinta. Il culto di Sant’Agata è molto diffuso, infatti ella è patrona di Catania, San Marino, Malta e numerose altre località, ma anche protettrice dei vigili del fuoco argentini, delle donne affette da problemi al seno, dei fonditori di campane, balie, nutrici, infermieri e tessitrici siciliane. Inoltre è invocata contro le calamità naturali, soprattutto contro la furia del vulcano.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Natale a Catania

    Natale a Catania

    Catania a Natale acquista maggiore incanto. L’atmosfera che si respira nell’aria è avvolgente. E facile farsi stregare dalle decorazioni, le luci, i suoni e i profumi che vestono a festa questa meravigliosa città.

    Natale a Catania: Città che ti accoglie e coccola.

    Ma le sorprese non finiscono qui. Un accento di riguardo lo merita sopratutto l’organizzazione eccellente e la programmazione per questo periodo. Infatti la città ha preparato varietà di appuntamenti.
    Con un occhio di riguardo all’arte, all’artigianalità nonché il connubio fatto con le tradizioni etnee che coronano Catania.

    Il calendario di Natale a Catania è ricco di molteplici iniziative per le festività:

    concerti musicali, esibizioni teatrali, espressioni artistiche variegate.
    E ancora… musei aperti per ammirare l’arte siciliana.
    Certamente non mancano le evoluzioni degli artisti di strada che ci fanno compagnia e incantano come bambini mentre passeggiamo per le vie della città.E’ altre sì immancabile l’appuntamento con i presepi a disposizione del pubblico presso le Chiese Etnee. Chiese dall’archittetura spettacolare che narrano secoli e secoli di storia.
    Non mancano i deliziosi appuntamenti coi mercatini natalizi: qui abili mani artigiane trasmettono la loro passione e ingegno presentando incantevoli creazioni degne di accento.
    Ed è proprio fra loro che forse si nascondono…i futuri artisti catanesi.
    Ma quando inizia tutto?
    natale a catania
    Come da tradizione italiana, il giorno 8 dicembre è consacrato alla Madonna Immacolata. Questa data appunta il principio del periodo relativo al Santo Natale..Naturalmente è così anche a Catania, la quale in questa festa dà il via alle consuetudini pre-natalizie.
    La tradizione natalizia prende inizio nel Santuario di San Francesco d’Assisi all’Immacolata.
    Santuario che merita presentazione: di architettura barocco siciliana, la sua costruzione ha coinvolto un secolo. I fine lavori sono datati 1800 circa. Qui è conservato un simulacro, dal considerevole pregio artistico, risalente al 1700. Simulacro dedicato alla Madonna.
    •Piccola curiosità 
    La tradizione catanese vuole che i fedeli seguano la Dodicina: periodo di dodici giorni, appunto, nel quale i fedeli fanno visita al Santuario.
    •La maestosità della processione

    La processione che apre il periodo natalizio è meritevole di attenzione.

    Chiesa di San Benedetto catania
    Nella caratteristica processione dell’otto Dicembre i veri protagonisti sono i fedeli, le confraternite nonché le cariche cittadine più alte.
    La processione ravviva e regala tridimensionalità snodandosi per tutto il centro storico.
    Dedica elogio fermandosi davanti la Chiesa di San Benedetto (detta Badia Grande). Qui, si assiste al consueto Canto delle Suore. Un appuntamento interessante per la delicatezza e l’intensità che i canti trasmettono.
    Inoltre, la tradizione prevede una sosta davanti la cattedrale di Sant’Agata (patrona della città) per qualche attimo di raccoglimento in preghiera.A questo punto, la statua della Madonna, incorniciata dal corteo processionale, rientra al Santuario.
    •ESPOSIZIONE PRESEPI

    Come non visitare e programmare una visita ai presepi artistici?

    Il Santuario della Madonna del Carmine
    Iniziando dalla Cattedrale, passando per piazza Carlo Alberto al Santuario, nonché alla Chiesa di San Francesco all’Immacolata: qui si ammirano i presepi di manifattura artistica.
    Ma il bello arriva proseguendo il Tour… perché sono circa 7 le mete che consentono di ammirare la bellezza della tradizione siciliana in fatto di presepi. Mete che danno l’occasione di conoscere anche l’architettura storica dei monumenti che coronano Catania.Magari facendo delle soste nei deliziosi chioschi che si trovano in giro per la città.
    •Merry Christmas Market

    Segnate l’indirizzo in agenda: Via Minoriti (strada che va da Via Etnea – Via Manzoni).
    Perché? Cornice radiosa in cui artigiani e artisti si riuniscono creando incantevoli atmosfere con il potere di portarci con la mente alla magia del nord Europa.

    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***

  • Dolci tipici siciliani

    Dolci tipici siciliani

    Sicilia e tradizione culinaria una storia lunga millenni

    La Sicilia è una delle regioni italiane che offre una varietà culinaria senza eguali, proprio per la sua cucina attrae ogni anno moltissimi visitatori. Tra le pietanze tipiche una menzione speciale va certamente ai Dolci tipici Siciliani, la pasticceria regionale infatti ha una storia lunga fatta di tradizione, pochi ingredienti e tanto sapore.

    I grandi classici della Sicilia i dolci tipici intramontabili

    cassata siciliana

    La Cassata siciliana è forse uno dei dolci più conosciuti ed amati a livello internazionale, la vera regina della tavola per la sua eleganza viene spesso servita nel corso delle festività come Natale o Pasqua. Impossibile resistere alla sua bontà e al suo sapore che unisce la delicatezza del cuore morbido alla dolcezza del naspro della glassa.

    Altro cavallo di battaglia è certamente il Cannolo

    Altro cavallo di battaglia è certamente il Cannolo

    Oggi ne esistono tante varianti ma il tripudio resta quello classico con un interno di ricotta e un esterno croccante con cialda dolce, arricchito da canditi e cioccolato. Un dolce che merita assolutamente di essere assaporato, speciale anche la versione con le scaglie di pistacchio.
    Un dolce meno conosciuto a livello nazionale ma altrettanto buono è la Sfincia di San Giuseppe, anche in questo caso a farla da padrone è la ricotta. Si tratta però di una crema delicatissima e di uno choux morbidissimo che la contiene come un fagottino.

    La Frutta di Martorana è un dolce molto amato da grandi e piccini

    Frutta Martorana
    Si tratta di pasta di mandorle che prende la forma di piccolissimi frutti. Questo impasto viene realizzato tipicamente nel corso della festa dei morti, è decorato a mano ed è bellissimo anche da vedere.
    granite con brioche
    La Sicilia ha veramente un cuore dolce, impossibile resistere anche alle granite con brioche, ai dolcini alle mandorle, e alle torte. La parola d’ordine è sicuramente provare!

  • Gli interrogatori a Sant’Agata

    Gli interrogatori a Sant’Agata

    Il culto di Sant’Agata è professato dalla Chiesa Cattolica ed Ortodossa, patrona di Catania, San Marino, Malta e molte altre località, protettrice dei vigili del fuoco argentini, delle donne affette da patologie al seno, dei fonditori di campane, delle balie e nutrici, ma soprattutto è invocata contro incendi, eruzioni e disastri naturali. Secondo gli studi condotti, ella nacque a San Giovanni Galermo, nella provincia di Catania, l’8 settembre tra il 229 ed il 235; per la tradizione cattolica rappresenta un simbolo della fede incrollabile, consacratasi a Dio durante le torture subite per volere di Quinziano l’inquisitore, inviato dall’imperatore per risolvere la questione dei cristiani a Catania. Si narra che durante le persecuzioni fuggì con la famiglia a Palermo, ma fu catturata e riportata indietro, dove il proconsole volle incontrarla dopo avere saputo di una giovane cristiana che professava il suo credo senza timore di Roma.
    Santagata e il carnefice 1
    Quando Quinziano la incontrò rimase ammaliato dalla bellezza ed eleganza della giovane, decise di prenderla in sposa, anche perché lei apparteneva ad una ricca e benestante famiglia. Agata si rifiutò e dopo un sommario processo venne incarcerata, subendo torture e violenze atte a spezzare la sua solida volontà e sottometterla al volere di Quinziano. Durante una delle notti nella sua prigione, ricevette la visita di San Pietro che le dette confortò curando le sue ferite. Anche se questo destò stupore, venne costretta a subire altre violenze e torture, tra cui i carboni ardenti e l’asportazione dei seni usando una pinza. Seppure la prigionia e la brutalità continuarono, la giovane consacrò la sua verginità a Dio, rifiutando continuamente le proposte del proconsole che senza indugiò ordinò il continuo dei supplizi. La Santa morì il 5 febbraio del 251, dopo l’ultima notte trascorsa subendo violenze.

    Sant’Agata: Gli interrogatori

    santagata in carcere
    Oggetto di studi furono gli interrogatori che la Santa subì ad opera di Quinziano, nei quali dimostrò di padroneggiare la dialettica e la retorica, dimostrando di possedere una profondo cultura. La sua solidità e fede le permisero anche di superare il periodo di affidamento a Afrodisia, una sacerdotessa che aveva il compito di spezzare la sua volontà con tentazioni e minacce. Fallendo nel suo proposito la restituì al proconsole romano, affermando che la giovane aveva la testa più dura della lava dell’Etna. Quinziano infuriato imbastì il processo contro la Santa, durante il quale ebbero un interrogatorio dove la fede granitica e la fermezza d’animo e spirito della giovane perseguitata furono muro contro il volere del potente. Il proconsole tentò di dissuaderla dalla sua fede affermando che lei era libera e nobile, come tale non doveva vivere da schiava. La giovane senza esitazione ribadì che la più elevata nobiltà consisteva proprio nell’essere schiava di Cristo. Il giorno seguente l’interrogatorio proseguì con torture, durante le quali Agata subì lo stiramento delle membra, la lacerazione usando pettini di ferro e fu scottata con lamine infuocate. Gli furono in quell’occasione tagliati i seni usando grandi tenaglie, per poi essere riaccompagnata sanguinante nella sua cella. Neanche durante questi supplizi l’interrogatorio fece piacere al proconsole, il quale dovette subire la compattezza della giovane che riconfermò senza esitazione la sua incrollabile fede. Durante quella notte, Agata ricette la visita si San Pietro, ma dopo quattro giorni venne riportata al cospetto del proconsole che vide le sue ferite rimarginate. Quinziano vittima di una sconfitta cocente, dove addirittura doveva confrontarsi con dei miracoli, costrinse la giovane alle ultime torture, per questo la notte seguente Agata spirò nella sua prigione senza mai cedere o sottomettersi al volere del proconsole.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Il terremoto del 1693 di Catania

    Il terremoto del 1693 di Catania

    Il terremoto del 1693 I giorni dell’apocalisse

    Il sisma del 1693 noto come il terremoto della val di Noto, che colpì un’area vastissima della provincia di Catania, è stato probabilmente l’evento tellurico più violento degli ultimi 1.000 anni, su scala mondiale il 23° della storia.
    In realtà fu una catastrofe combinata tra terremoto, eruzione dell’Etna e maremoto.
    Tutto cominciò il 9 gennaio alle 4,30 della notte, quando una scossa di magnitudo 7.0 colpì la val di Noto, coinvolgendo praticamente tutti i paesi della zona, ma la particolare violenza dell’evento ne permise la propagazione fino alla isole Lipari, su tutta la Sicilia e parte del sud della Calabria.
    Come gli altri centri abitati, Catania subì seri danni alle strutture e contò 16 morti tra la popolazione.
    Ma l’evento che distrusse l’area fu la replica di due giorni dopo.
    Alle 21 dell’11 gennaio 1693 una seconda scossa, molto più forte della precedente (7,5 Richter) colpì la val di Noto, coinvolgendo questa volta un’area molto più vasta (14.000 kmq).
    La scossa fu avvertita fino a Palermo, a Malta e in Tunisia.
    L’epicentro al largo del porto di Catania, fu seguito dallo smottamento della costa. Alle 2,30 della notte un’onda di tsunami si riversò sul’area che ormai era composta solo da cadaveri, macerie e pochi sopravvissuti.
    Il maremoto provocò onde alte fino a 16 metri e colpì nel contempo Malta, la punta sud della Calabria e le Lipari.

    Il terremoto del 1693 Le vittime

    Il terremoto del 1693 di Catania
    Si presentava uno scenario apocalittico, tenuto conto che nel frattempo anche l’Etna era entrato in attività. È stato calcolato che se considerato sulla scala Mercalli, avrebbe raggiunto l’11mo grado.
    I morti furono 54.000 secondo le stime ufficiali dell’epoca, ma probabilmente tale cifra è sottostimata dati i metodi spartani con i quali veniva censita la popolazione; era il periodo di decadenza del regno austriaco, il territorio di lì a pochi anni sarebbe poi stato conquistato dai Borboni.
    Ma più che il numero in sè colpisce la percentuale antropica delle mortalità, i decessi furono in percentuale molto alti rispetto alla demografia dell’epoca.
    Le fonti ufficiali riportano:
    Catania, 16.000 morti su 19.000 abitanti (63%);
    Ragusa, 5.000 su 9.950 (51%);
    Augusta, 1840 su 5.500 (30%);
    Lentini, 4.000 su 10.000 (40%);
    Militello, 3.000 su 10.000 (30%);
    Siracusa, 3.500 su 15.000 (23%);
    Modica, 3.400 su 17.900 (19%).
    Una vera e propria ecatombe; lo sciame sismico si prolungò per oltre due anni e in seguito le città colpite vennero interamente ricostruite, alcune furono addirittura spostate a km di distanza, cioè ricostruite per intero su un sito diverso.
    Città come:
    Noto,
    Avola,
    Grammichele,
    Giarratana,
    Sortino,
    furono completamente traslate più a valle, mentre Ragusa fu praticamente sdoppiata. Oggi quel che resta delle città pre sisma, sono indicate come “città vecchia“.
    Nel breve termine la precarietà dell’economia rallentò la ricostruzione dei nuovi centri, ma con l’avvento dei Borboni, l’edilizia costituì un volano per la ripresa economica e un’occasione per la realizzazione delle bellissime strutture che oggi possiamo ammirare in tutta l’area.

    Il terremoto del 1693 La faglia Ibleo Maltese

    Il terremoto del 1693 La faglia Ibleo Maltese
    Il bacino Mediterraneo è una zona altamente sismica, in particolare la vicinanza della Sicilia orientale alla faglia Ibleo Maltese, che si estende per 20 km in parallelo alla costa sicula orientale, con un’altezza che in alcuni punti raggiunge i 290 m è la testimonianza della spinta che la crosta terrestre riceve dalla deriva del blocco africano.
    Atri eventi catastrofici di alta entità si sono verificati nella storia recente dell’isola. Ricordiamo in particolare l’evento di Messina del 28 dicembre 1908 che raggiunse una magnitudo di 7,1, o più recentemente il terremoto del 13 dicembre 1990, che colpì la zona di Augusta con una forza devastante di 5,3° Richter.
    L’Italia meridionale e centrale è costantemente interessata da movimenti tellurici, ogni giorno ne accadono a centinaia; è lo scotto da pagare per vivere nel bel paese, ma sarebbero (a parte eventi epici) facilmente controllabili con un’attenta edilizia che ne tenga conto.

  • Costo taxi aeroporto Catania centro città

    Costo taxi aeroporto Catania centro città

    Una volta arrivati all’aeroporto di Catania per raggiungere il centro della Città si possono utilizzare vari collegamenti, lo shuttle bus che sicuramente è il meno rapido ma sicuramente è quello più conveniente e quindi il mezzo più scelto per una vacanza low cost, parte ogni 25 minuti ed è attivo dalle 05.00 alle 24.00, il costo è di 4.00 euro e si può acquistare direttamente a bordo, mentre per chi preferisce la libertà negli orari e il comfort ci sono le auto a noleggio o i taxi.

    Scelta del taxi da contattare: Social Taxi Catania

    Una volta arrivati all’aeroporto si può contattare la  Social Taxi Catania al numero 095-330966, riescono a soddisfare le esigenze dei viaggiatori grazie a un call center multioperatore anche il lingua inglese, un sistema di smistamento corse automatizzato che riesce ad assegnare alla città circa 800 taxi giornalieri. Hanno una flotta abbastanza vasta capace di servire il singolo viaggiatore e la famiglia intera contemporaneamente. La tariffa va dai 25 a 35 euro in base alle persone trasportate.

    Scelta del taxi da contattare: Taxi Sat Service

    costo taxi catania

    L’altra società di servizio taxi è la Taxi Sat Service da contattare al numero 091-6188, anch’essi hanno un centralino attivo 24h su 24 che offre un servizio rapidissimo con una centrale operativa che riesce ad individuare il taxi più vicino al posto della vostra chiamata, insomma un servizio sempre efficiente. Per quanto riguarda le tariffe è la stessa dell’altra società quindi va dai 25 ai 35 euro, in base alle persone trasportate.
    Sicuramente il costo del Taxi è più alto però uscendo dall’aeroporto Fontanarossa di Catania con un servizio rapido e puntuale troviamo una delle compagnie che offre questo servizio alla città, logicamente dovendo andare al centro della città volendo possiamo utilizzare in taxi insieme ad altri viaggiatore in modo da dividere il costo, risparmio che notiamo subito se siamo in viaggio con la famiglia, perché è pur vero che un taxi prenotato per 6 persone ci sosta non più 25 euro ma 35 ma dobbiamo anche pensare di dividere il costo per 6 persone.
    Insomma diciamo che i costi del noleggio taxi nella regione Sicilia e precisamente nella città di Catania sono nella norma, bisogna però non fare confusione con le tariffe che applicano i taxi nel momento in cui si chiede di essere trasportati dall’altra parte della città, logicamente tutto cambia e vengono applicate delle tariffe diurne e notturne imposte però dal comune della Città di Catania.
    Quindi sotto questo profilo possiamo stare più che tranquilli perché anche da turisti riceveremo la stessa tariffa di un cittadino di Catania e non ci sarà margine di errore.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Girando a Misterbianco abbiamo incontrato il Postino di C’è posta per te

    Girando a Misterbianco abbiamo incontrato il Postino di C’è posta per te

    Fra poco inizierà la nuova stagione di C’è Posta per Te di Maria De Filippi, il programma strappalacrime che tiene incollati milioni di telespettatori alla tv ogni sabato sera.
    Il programma è molto amato dagli italiani perchè rappresenta un modo per poter riconciliare con i propri cari, è una chance da cogliere per poter cambiare eventuali situazioni ostili e riabbracciare una persona importante nella nostra vita.
    Grazie a questo programma, Maria ha dato la possibilità a molte persone di fare ciò che normalmente nella vita quotidiana non hanno il coraggio di fare. Un programma serio, che colpisce al cuore e mette al primo posto i sentimenti.
    Gli italiani non si stancano mai di ascoltare i racconti di persone sconosciute che mettono a nudo i propri sentimenti.

    Il postino di C’è Posta per Te

    Siamo abituati a vedere tutte le videoclip della consegna della busta in regioni o paesi lontani dai nostri e non potremmo mai immaginare cosa succederebbe se qualche volta il postino suonasse al nostro campanello.
    Egli svolge un ruolo importante perchè deve consegnare l’invito alla persona giusta e non sa se la troverà e come reagirà. Deve accertare che si tratti della persona giusta facendo delle domande personali a cui può dare la risposta solo il diretto interessato.

    C’è Posta per TeLa sorpresa a Misterbianco

    Cè Posta per Te
    Questa volta il postino è arrivato a Misterbianco giorno 26 Novembre, presso la chiesa Madre, con lo stupore di tutti i cittadini che si trovavano li in quel momento.
    É stato un momento di gioia e felicità, soprattutto per la persona interessata.
    Non si hanno notizie certe per chi sia l’invito e nemmeno se verrà accettato. Aspetteremo con ansia l’inizio del programma per scoprire cosa sarà successo.
    Speriamo che questo gesto porterà nuove speranze e gioia nel cuore delle persone interessate.
    Intanto l’inverno è già arrivato ed il programma di Maria scalderà i nostri cuori, come ha sempre fatto ogni anno.
    Cosa ci resta altro da dire? C’è Posta per Te!

    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Chiesa dei Minoriti a Catania

    Chiesa dei Minoriti a Catania

    Catania è una delle città siciliane più belle da visitare, ricche di storia, cultura e folklore di tutta la regione.

    Chiunque, nel corso della propria vita, dovrebbe visitare almeno una volta la Sicilia, ed in particolar modo il capoluogo della stessa, per godere delle bellezze di questa città meravigliosa, in grado di ispirare le grandi menti di tutto lo stivale, dai filosofi Greci ai Savoia, passando per gli Aragonesi. Non sarebbe affatto una cattiva idea, infatti, organizzare una vacanza dedicata all’enogastronomia, per assaporare le specialità del luogo, oppure visitare le numerose chiese presenti nella città, in grado di raccontare una storia che perdura da svariati secoli, guidando l’osservatore in un percorso che possa rievocare numerose epoche storiche, immergendosi in una realtà totalmente diversa da quella classica, così frenetica e piena di disattenzioni, in cui viviamo quotidianamente.

    Una delle chiese più caratteristiche della città di Catania è la Chiesa dei Minoriti

    chiesa dei minoriti
    Costruita nel diciottesimo secoli per accogliere l’Ordine dei Chierici Regolari Minori, comunemente noti con il nome di caracciolini, in tutta la Sicilia. La facciata principale della Chiesa è un’opera barocca, e può essere considerata come uno dei maggiori esempi di barocco siciliano presenti in tutta la regione, rendendola un punto di riferimento per quanto concerne questo settore turistico. L’interno della struttura, invece, è riccamente decorato ed è in grado di stupefare chiunque vi entri anche più di una volta: l’impressione di essere solo un granello di sabbia è evidente nel momento in cui si attraversa la navata principale, dopo aver varcato le soglie del grande ingresso principale. Nonostante un terremoto abbia danneggiato la struttura nel corso di un terremo all’inizio del diciannovesimo secolo, la Chiesa dei Minoriti è stata restaurata e resa nuovamente aperta al pubblico; fortunatamente, al suo interno non sono stati danneggiati gli affreschi, le tavole argentee o i crocefissi realizzati da grandi autori.
     

    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***

  • Risotto con petto d’anatra

    Risotto con petto d’anatra

    Il risotto con petto d’anatra è un piatto abbastanza leggero ma molto gustoso.

    Il procedimento è un po’ elaborato e i tempi di preparazione si aggirano intorno ai 40 minuti circa.
    Ingredienti
    2 cucchiai di olio d’oliva
    1/2 una cipolla
    1 cucchiaio di sedano tritato finemente
    2 spicchi d’aglio
    400 g di riso Arborio
    100 ml di vino bianco
    1,5 L di brodo
    Prezzemolo tritato q.b.
    Basilico tritato q.b.
    2-3 rametti di foglie di timo
    30 g di parmigiano grattugiato
    Un buon pizzico di pepe nero
    Procedimento
    petto danatra
    Preriscaldare una pentola a fuoco medio. Aggiungi l’olio d’oliva, le cipolle, l’aglio e il sedano. Fai rosolare per un paio di minuti. Aggiungi il riso e mescolalo. Abbassa il fuoco e aggiungi il vino bianco.
    Una volta che il vino bianco è evaporato, aggiungi circa 200 ml di brodo e mescola di tanto in tanto. Continua ad aggiungere altri 200 ml di brodo, ogni volta che evapora. Mantieni il calore basso, una volta che tutto il brodo è stato aggiunto al riso, spegni il gas. Aggiungi il prezzemolo, il basilico, le foglie di menta, il timo, il parmigiano e un pizzico di pepe nero e metti da parte. Preriscalda il forno a 200 gradi. Condisci il petto d’anatra su entrambi i lati con un pizzico generoso di sale e pepe; disponilo in una padella e fallo cuocere a fuoco vivace. Fai rosolare la carne per circa 3-5 minuti, fino a quando la pelle diventa croccante. Cuoci il petto d’anatra per altri 5 minuti e lascialo riposare per un paio di minuti. Riscalda nuovamente il risotto e unisci il petto d’anatra. Amalgama il tutto con un mestolo di legno. Prima di servire il risotto, cospargilo con una manciata di prezzemolo tritato.
  • Il Duomo, riportato dallo storico e naturalista Francesco Ferrara 1767 – 1850

    Il Duomo, riportato dallo storico e naturalista Francesco Ferrara 1767 – 1850

    Sicilia, terra di conquista e di meraviglie

    La Sicilia è una terra meravigliosa. Abitata da millenni e caratterizzata da una storia burrascosa fatta di guerre, lotte e attraversamenti di popoli diversi, la Sicilia propone oggi un ricchissimo patrimonio artistico-architettonico e culturale dovuto alla presenza di influenze storiche anche molto differenti sull’isola. Ed è proprio per questi motivi che in Sicilia è possibile trovare un’architettura composta da edifici orientaleggianti e dalla chiara impronta araba e parzialmente normanna. Lo splendore architettonico di Palermo è l’esempio lampante di questa mescolanza di culture e rotte di popoli differenti: nel capoluogo siculo è possibile ritrovare un’architettura ricca e varia, dagli edifici tipicamente romani a quelli bizantini, dal Palazzo dei Normanni agli straordinari edifici religiosi eretti in epoche assai diverse tra loro.
    duomo di palermo
    Un esempio di tale meraviglia architettonica è dato dal Duomo di Palermo, meglio conosciuto come Cattedrale di Palermo. Al di là dell’etimologia del nome (un duomo prende il nome di “cattedrale“, ossia di sede in cui il vescovo ha la propria cattedra nella diocesi o nell’arcidiocesi, qualora il duomo stesso sorga in una sede vescovile), il duomo di Palermo ha una storia lunga e articolata. Allargando per un attimo l’obiettivo e abbracciando la storia dell’intera regione, tra gli storici che si sono occupati della descrizione puntuale e approfondita della storia della Sicilia tenendo in considerazione aspetti come le vicende politiche e sociali, le lotte, le guerre e la successione di popoli in epoche differenti, è impossibile non tenere in considerazione l’opera storico-letteraria di Francesco Ferrara.

    Uno storico d’eccezione: Francesco Ferrara

    Nato nel 1767 nel comune di Trecastagni (Catania), Francesco Ferrara fu, tra le altre cose, uno storico e naturalista. Esatto, “tra le altre cose”, poiché nel corso della sua vita si occupò anche di architettura, letteratura greca, lingua, chimica e delle scienze matematiche più in generale.
    università di catania
    Per tali studi, portati avanti in maniera autonoma dopo la laurea in filosofia e medicina conseguita presso l’Università di Catania, Ferrara viene considerato a tutti gli effetti uno scienziato, un uomo di scienza. E non solo. All’età di 25 anni, infatti, egli venne nominato sacerdote, mentre un anno dopo pubblicò un volume relativo alla storia dell’Etna (“Storia generale dell’Etna“). Da quell’anno (1793) in poi si sono susseguite diverse pubblicazioni inerenti la storia naturalistica (e non) della Sicilia: nell’ottica della storia siciliana, lo storico ebbe a scrivere a proposito della sua città, del capoluogo, delle architetture, dei palazzi signorili e via discorrendo, arrivando a delineare un vero e proprio mosaico letterario all’interno del quale trovano posto i tasselli che compongono la storia della Sicilia. Grazie alla sua eccezionale opera letteraria in ambito descrittivo, storico e naturalistico, Ferrara fu insignito anche del titolo di Regio Storiografo della Sicilia, titolo riservato a pochi eletti capaci di distinguersi in campi apparentemente distanti del sapere umano. Fu proprio in uno dei volumi dedicati alla ricostruzione della storia della Sicilia che Ferrara ebbe modo di soffermarsi sulla descrizione del duomo di Palermo, offrendo la sua particolare visione in merito agli aspetti che caratterizzano l’edificio in questione.

    Il duomo come convivenza di stili diversi

    All’epoca in cui Francesco Ferrara ebbe modo di trattare del duomo, l’edificio era già stato sottoposto a due restauri: il primo avvenuto nel 1726, il secondo iniziato nel 1781, con Ferrara adolescente, e terminato il 1801. I restauri erano divenuti necessari anche considerando l’inizio stesso della costruzione (seconda metà del XII secolo), nonché i numerosi ampliamenti effettuati nell’arco di più di cinque secoli dai popoli che dominarono la regione. Negli anni in cui Ferrara scrisse del duomo l’edificio appariva decisamente diverso rispetto al suo aspetto originario: nato con una pianta piuttosto semplice costituita da una navata centrale e due navate laterali di dimensioni ridotte, gli ampliamenti coevi agli scritti di Ferrara riguardarono proprio l’allargamento delle navate laterali e la creazione di nuove cappelle (sempre ai lati). Ferrara poté assistere anche al netto cambiamento stilistico conferito al duomo in seguito al terremoto del 1823, con un passaggio dallo stile neoclassico ad un’alternanza di stili (dal gotico-catalano all’arabo).
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Ricetta Tiramisù

    Ricetta Tiramisù

    Il tiramisù è una delle tante eccellenze made in Italy apprezzato in tutto il mondo punto prepararlo è abbastanza semplice e gli ingredienti sono pochi e di facile reperibilità.

    Ingredienti

    400 gr. di mascarpone
    4 uova
    100 gr. di zucchero
    400 ml di caffè
    Cacao amaro q.b.
    500 gr. di savoiardi

    Procedimento

    Procedimento ricetta Tiramisù
    Per prima cosa è necessario preparare il caffè: per ottenere la quantità dovuta, utilizza una macchinetta da 12 tazze. Nel frattempo, prendi le uova e dividi gli albumi dai tuorli, montando i tuorli a neve e aggiungendo un pizzico di sale. Procurati una coppa abbastanza capiente, all’interno della quale disponi i tuorli e, con lo sbattitore, miscela tutti gli ingredienti insieme allo zucchero. Una volta che il caffè sarà pronto, lascialo raffreddare per alcuni minuti, dopodiché unisci circa 250 ml di acqua. A questo punto, unisci il mascarpone ai tuorli d’uovo e allo zucchero e frulla il tutto con il frullatore; aggiungi gli albumi montati a neve e gira energicamente. La crema ottenuta dovrà essere un composto liscio ed omogeneo. Prendi ora una teglia e mettici dentro la crema per comporre il tiramisù. Inzuppa ogni singolo savoiardo nel caffè e infilalo nella teglia. Una volta eseguito il primo strato, ricoprilo con la crema di mascarpone ed esegui tanti strati fino a quando non si riempie tutta la teglia. Infine, cospargi il tiramisù con il cacao amaro in superficie. Il dolce può essere posto direttamente in frigo per circa due o tre ore prima di servirlo, oppure puoi lasciarlo per un’ora nel congelatore.

  • Caponata antica

    Caponata antica

    Quando si parla di caponata, si sa che esistono molte varianti ormai, ma non tutti sanno la ricetta della Caponata Antica.
    Oggi ti proponiamo proprio questo tipico piatto catanese.
    Sicuramente le vostre mamme o nonne sanno a cosa ci riferiamo. Sai qual’è la differenza sostanziale con la classica caponata? Te lo dico subito: non devi cuocere nulla.IngredientiGli ingredienti che devi avere a disposizione sono:
    3 pomodori da insalata,
    1 cipolla,
    1 gambo di sedano,
    1 Melenzana grande,
    infine aceto di vino rosso, olio, basilico e sale quanto basta.
    Preparazione
    caponata siciliana

    Il procedimento della Caponata antica richiede più giorni.

    Innanzitutto inizia con il tagliare a cubetti la cipolla, il sedano, i pomodori per poi metterli in una ciotola ricoperti di sale grosso.
    Successivamente taglia a cubetti anche la melenzana e lasciala riposare schiacciata da un peso, anche un piatto va bene in questo caso, cosparsa di sale.
    Queste verdure devono riposare in frigorifero per 24 ore.
    Il giorno dopo trasferisci le verdure in un’altra ciotola e aggiungi l’aceto di vino rosso, poi ricoprila con la pellicola ed inseriscila in frigo per altre 48 ore.
    Una volta trascorso il tempo indicato, scola le verdure e condiscile con il sale. Dopo riempi dei vasetti con queste verdure, aggiungendo anche qualche foglia di basilico.
    Per la conservazione è necessario che il vasetto sia ricoperto interamente di olio, per poi riporlo nel frigo.
    Ti consigliamo anche di mettere sottovuoto i contenitori, dopo averli sterilizzati, facendoli bollire per circa 20 minuti.
    Ecco qua, la tua caponata sarà pronta. Ha una durata molto lunga, per cui puoi decidere di servirla quando vuoi e come vuoi. Che dire? Prova anche tu!

  • Sant’Agata arrestata

    Sant’Agata arrestata

    Sant’Agata possiede una storia densa di pura, profonda ed incrollabile fede.
    Consacratasi a Dio quando la prigionia ed il promesso martirio erano afflizioni che dovette sopportare.
    Secondo la tradizione cristiana nacque l’8 settembre tra il 229 ed il 235, appartenente ad una ricca e nobile famiglia di Catania. Adorata dalla Chiesa Cattolica ed Ortodossa, è una delle sette vergini che sono ricordate durante il canone della Messa, poiché ella rappresentò una delle espressioni di fede più antiche ed incrollabili della storia religiosa. Vittima delle persecuzioni attuate dall’inquisitore Quinziano, inviato dall’imperatore, fuggì con la famiglia a Palermo, ma venne catturata e riportata a Catania. Qui incontrò il proconsole che, secondo la leggenda, si infatuò di lei e pretese di sposarla. Ovviamente la giovane si rifiutò e qui iniziò il calvario, già prima dell’arresto e delle torture subite. Fu affidata alle cura di Afrodisia, una sacerdotessa di Venere e Cerere, al fine di subire una rieducazione. L’azione della donna era mirata a corrompere la fede della giovane, agendo con pressanti e perpetue azioni psicologiche e minacce allo scopo di sottometterla al desiderio del proconsole. L’azione di Afrodisia fallì, Sant’Agata non rinunciò mai al proprio credo, non vacillò ed uscì da quella sottile tortura più forte. Infatti la sacerdotessa dovette rinunciare al suo impegno, riconsegnando la giovane al proconsole e qui iniziò la parte più tragica della storia della Santa.

    Il martirio di Sant’Agata

    sant'agata il martirio
    Dopo il mese trascorso con la sacerdotessa ed il fallimento della sua rieducazione, Sant’Agata fu convocata al palazzo pretorio dove cominciò il processo. Questo viene ricordato soprattutto per il dialogo tra il proconsole e la giovane, che dimostrò una conoscenza profonda della retorica, dialettica ed una cultura superiore che misero in difficoltà Quinziano. I tentativi del romano di convincerla alla salvezza sposandolo fallirono nuovamente, per questo veloce fu il passaggio tra il processo e la carcerazione. La giovane dovette subire violenze volute dal proconsole allo scopo di spezzare la sua volontà, obbligandola ad accettare il suo volere. Durante questa fase di prigionia si narra della ribellione dei cittadini di Catania, anche perché Quinziano violò apertamente la Lex Laetoria, una legge che tutelava i giovani ed in particolare modo le donne dagli abusi. Nondimeno il proconsole proseguì nel suo proposito, trasgredendo apertamente la norma giuridica e senza donare alcuna attenzione alle rimostranze pubbliche. Secondo la leggenda proprio durante la carcerazione, la giovane ricevette la visita di San Pietro che ebbe premura di rassicurarla e confortarla, sanando allo stesso tempo le ferite. Sebbene questo provocò stupore tra i carcerieri e lo stesso Quinziano, la prigioniera dovette subire la tortura dei carboni ardenti e successivamente lo strappo dei seni usando una tenaglia. Dopo l’ultimo supplizio durante la notte, Sant’Agata morì il 5 febbraio del 251 dopo avere subito la prigionia, le violenze ed il martirio.

    Le reliquie di Sant’Agata

    santagata le relique 1
    Di Sant’Agata sono ad oggi custodite molte reliquie. Nel Duomo di Catania sono presenti un busto in argento ed un forziere dello stesso metallo che custodiscono parte del cranio, del torace, alcuni organi interni, braccia, mani, femore, gambe, piedi, il velo ed una delle mammelle. L’altra è custodita presso la Basilica di Santa Caterina d’Alessandria di Galatina, rubata nel 1389 da Raimondello Orsini del Balzo da altro luogo sacro. Altre reliquie della Santa sono custodite presso la Cattedrale di Palermo; si tratta di frammenti del velo e singole ossa. Particolarmente famoso tra i fedeli è il velo, il quale avvolse la Santa durante il martirio dei carboni ardenti, secondo alcuni impregnato del suo sangue.

  • Cozze nere ripiene

    Cozze nere ripiene

    Se pensi che i molluschi non ti piacciono e non trovi un modo per cucinarli, forse non sei a conoscenza della ricetta sulle cozze nere ripiene. Dopo averle assaggiate, assicuro che ti ricrederai.
    La ricetta catanese è ideale per dare vita ad un secondo piatto davvero gustoso. Se avete degli ospiti o una cena particolare, questo potrebbe essere il piatto giusto, soprattutto per chi ama il pesce, le cozze rappresentano un must a cui non si può rinunciare.Gli ingredienti
    Le quantità ovviamente variano in base al numero di persone. Immagina di cucinare per 4 persone, le cui dosi saranno:
    500 gr di cozze già pulite,
    200 gr di mollica,
    30 gr di formaggio grattuggiato,
    700 ml circa di acqua per l’ammollo,
    1 spicchio di aglio e 1 uovo.
    Gli altri ingredienti come il prezzemolo, pepe nero e il sale non hanno un peso specifico indicato, ma devi utilizzarli moderatamente per quanto ne serve.
    Questi sono gli ingredienti per il ripieno delle cozze. Se poi vuoi cucinarle nel sugo, allora il procedimento include 750 ml circa di passata di pomodoro, 1 spicchio d’aglio e olio extravergine d’oliva quanto basta.
    La preparazione
    prezzemolo
    La preparazione non è complicata, richiede circa 40 minuti del tuo tempo, ma alla fine il risultato sarà favoloso.
    Per prima cosa devi pensare a preparare il ripieno, quindi devi mettere la mollica del pane in ammollo in una ciotola e lasciarla li fino a quando non diventa morbida. Una volta ottenuta la morbidezza, strizzala per eliminare l’acqua in eccedenza. Unisci alla mollica il prezzemolo e l’aglio tritati, il formaggio, il sale, il pepe e infine aggiungi l’uovo. Mescola gli ingredienti con la forchetta fino a quando non avrai ottenuto un impasto omogeneo.
    Dopodiché prendi le cozze ad una ad una e con l’aiuto di un coltellino cerca di aprirle, facendo molta attenzione. Una volta aperte, riempile con il composto appena preparato, per poi richiuderle quando hai finito.
    Il lavoro a questo punto è quasi completato, ti resta solo di cucinarle nel sugo per circa 15-20 minuti. Una volta cotte potrai servire le tue cozze in tavola, pronte per essere gustate.
  • Ultime ore di Quinziano

    Ultime ore di Quinziano

    Il proconsole Quinziano fu certamente il principale responsabile del martirio di Sant’Agata,

    partendo dal suo arresto fino a tutto un insieme di abusi di potere che avrebbero portato la santa di Catania al processo prima e poi a perire. Il paradosso della sua vicenda infatti sta proprio in simili abusi, negli eccessi e nelle ingiustizie mosse verso la giovane che lo portarono, dopo la morte di questa, alle sue ultime e tormentate ore di vita.
    Quinziano, da conoscitore della giurisprudenza romana, si era reso conto, sin da subito, di aver agito ai limiti della legalità, sfruttando la sua posizione privilegiata per scopi vili ed egoistici. Il popolo tutto lo sapeva, e questo era il suo più grande timore. Infatti, secondo un’antica legge, ovvero la Lex Laetoria, la popolazione avrebbe avuto diritto a insorgere contro chiunque – a prescindere dalla funzione pubblica che il soggetto avrebbe potuto ricoprire – con una sommossa atta a punire eventuali abusi di potere o posizione, proprio verso giovani ragazze tra l’età di diciotto e venticinque anni. A seguito di tale legge Quinziano aveva passato ore terribili, nascondendosi nei vicoli e nella sua dimora, per paura di essere preso e messo alla pubblica gogna e ucciso violentemente. Il germe della paranoia portò il proconsole, ben presto, a fuggire a cavallo, cercando rifugio altrove, in attesa che le acque si calmassero.
    Secondo testimonianze oculari del tempo, in particolare quella di uno scrivente che aveva raccontato ogni singola fase del martirio di Sant’Agata, Quinziano lasciò Catania la sera stessa, a poche ore dalla morte della martire. Tentò di trovare rifugio in alcuni suoi poderi in campagna ma per arrivarvi fu costretto a dover
    fiume Simeto
    risalire il fiume Simeto a cavallo. La storia vuole che, tanto quest’ultimo, quanto il fiume, si opponessero alla fuga del proconsole macchiatosi del sangue di una giovane. Il cavallo infatti iniziò a fuggire dal suo controllo. Nonostante i tentativi disperati del proconsole di riportarlo sulla terra ferma, questi si gettava verso i meandri del fiume, che con la sua forza innaturale trascinava via ogni cosa. Stremato, Quinziano si abbandonò al volere del cavallo e fu così che, di lì a poco, questi – ormai imbizzarrito – fece carambolare in acqua il proconsole che tentava di fuggire lontano da Catania. Le correnti del fiume Simeto in piena trascinarono nelle sue profondità il corpo colpevole di Quinziano, che non riuscì più a riemergere né per chiamare aiuto, né per chiedere perdono per il delitto compiuto. La fuga non sarebbe servita a nulla, il timore di essere travolto dalla marea di Catanesi in cerca di vendetta lo portò ad incontrare ugualmente la morte nel fiume, lasciando nel silenzio delle acque che scorrono tutto il peso della sua colpa.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Le vecchie Campane di Catania

    Le vecchie Campane di Catania

    Campane storiche di CATANIA

    Catania da sempre importantissima città della Sicilia e del sud Italia, nei secoli passati e recenti ha avuto un ruolo importantissimo nella storia dell’isola e dell’Italia intera. La sua storia millenaria è caratterizzata da diverse denominazioni che vanno dall’imponente Impero Romano, che hanno lasciato importanti tracce tutt’ora, agli Arabi, Normanni e Angioini, solo per citarne alcuni.
    Il patrimonio storico, artistico e culturale, che hanno lasciato tutti questi popoli è immenso e di inestimabile valore.
    Anche la città come altre in Italia fu distrutta più volte da terremoti disastrosi come quello del 1669 e quello del 1693, ma la città seppe risollevarsi e fù interamente ricostruita seguendo il gusto barocco che prevaleva in tutta la Sicilia orientale.
    Monumenti degni di nota, ma che a volte vengono ignorati da turisti e storici sono le molteplici campane che la città possiede in ogni angolo del suo centro storico. Se ne possono contare centinaia di diverso peso e dimensioni. Quasi tutte queste campane sono molto antiche, costruite intorno all’anno 1800 e 1900 circa.

    Campane di Catania: Quelle definite più grandi e più antiche sono circa 14.

    Campane di Catania
    La più importante campana è quella della cattedrale di S.Agata, principale chiesa della città. Questa campana detta anche Campanone o del popolo, fù costruita nel 1338, ma inseguito rifusa più volte, e durante il terremoto del 1693, precipitò distruggendo la chiesa, in seguito recuperata venne rifusa e collocata nell’attuale campanile che vediamo oggi. Gli venne dato il nome di Agata, in onore della patrona della città. La campana è alta 2 metri e 20 centimetri con una circonferenza di ben 5 metri e 90 centimetri.
    La chiesa di S. Agostino contiene tre campane, due sono quelle più antiche, la più grande e del 1505 mentre la più piccola e del 1514. Altra campana storica si trova nel Santuario della Madonna del Carmelo ed è datata 1525. Nella chiesa di San Francesco di Paola la campana maggiore è del 1600. La chiesa di San Domenico distrutta dal terremoto della Val di Noto e poi ricostruita, contiene una campana datata 1625.
    Nella bella chiesa di S.Nicolò l’Arena il campanile contiene ben 5 campane. La seconde per grandezze delle campane porta la data del 1683, mentre la maggiore, dopo essere stata ristrutturata negli anni 50 e dopo essere stata per oltre un secolo di silenzio porta la data del 1708.
    la storia della chiesa di San Nicolò l’Arena di Catania

    Altra chiesa, quella di San Giuseppe al Duomo, una delle campane, riporta la data del 1753.

    La chiesa di S. Agata al Borgo, situata nel quartiere Borgo di Catania, presenta 4 campane e un orologio. La campana più antica e del 1758.
    La chiesa di Santa Maria dell’Aiuto costruita sulle rovine di un’ altra chiesa distrutta da un precedente terremoto, si compone di diverse campane, ma quella più grande e del 1768.
    Un gran numero di chiese venne distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Andarono perduti dipinti e oggetti antichi ma anche interi edifici dal forte valore religioso e affettivo. La ricostruzione che si e avuta dopo ha modificato del tutto o parzialmente il volto del centro storico di Catania, trasformando quei vuoti in altre costruzioni simili o moderne.
  • Lo Stinco di vitello

    Lo Stinco di vitello

    Lo stinco di vitello è un ottimo piatto consigliato soprattutto in inverno, vista la quantità di calorie che contiene. Può essere preparato in diversi modi, in quanto è un piatto abbastanza versatile e può essere abbinato con vari contorni. In questa guida sarà illustrato come

    Preparare lo stinco di vitello in maniera classica al forno.

    Ingredienti
    1/2 tazza di farina
    1 cucchiaino di sale
    1 di cucchiaino di pepe nero
    1 stinco di vitello
    Olio q.b.
    Una cipolla media
    Una piccola carota
    Una costa di sedano
    1 spicchio d’aglio tritato
    2 cucchiai di burro
    Qualche foglia di timo
    Qualche foglia di alloro
    1 dadoProcedimento
    come cucinare lo stinco di vitello
    In una ciotola di vetro, unire la farina, il sale e il pepe nero. Aggiungere lo stinco di vitello e agitare; lasciare marinare lo stinco per un paio di ore.
    In una padella grande far sciogliere il burro e soffriggere la cipolla tritata, la carota tritata, il sedano tagliato in maniera sottile e uno spicchio di aglio, finché non risultano essere teneri. Aggiungere i pomodori tagliati a dadini, il basilico, il timo e l’alloro. Preriscaldare il forno a 180°. Nel frattempo preparare il brodo vegetale semplicemente con un litro di acqua e un dado. Prendere una teglia, porre all’interno lo stinco marinato e unire il condimento. Far cuocere nel forno a 180° per circa un’ora a media altezza. Infine far rosolare per 15 minuti.
    Poco prima di servire, cospargere lo stinco vitello con il brodo e tagliare la carne in fettine di circa 2 centimetri di spessore.
    Buon appetito!!!
  • Consigli all’acquisto di Gadget Personalizzati per la tua azienda

    Consigli all’acquisto di Gadget Personalizzati per la tua azienda

    Gadget Personalizzati: Pubblicità per la tua azienda

    Negli ultimi tempi si è molto diffusa, in tutti gli ambienti, un tipo di pubblicità molto concreta che si traduce, nella pratica, in oggetti di varia fattura, forma e colore: i famosi gadget. Per farti ricordare come azienda scegli un nome particolarmente orecchiabile ed un marchio dai colori accattivanti che ben si ricordano e ben ti distinguono dagli altri: già questa sarebbe un’ottima azione di marketing, ma per farti ricordare, farti portare con sè e farti nuovi clienti pur fidelizzando i vecchi, i gadget personalizzati sono un’ottima possibilità. Sono questi oggetti molto gettonati perché, passando per doni che vengono fatti al cliente, oltre a predisporlo positivamente verso l’azienda, diventano una vera e proprio pubblicità per quest’ultima. In rete sono disponibili moltissimi siti sui quali è possibile fare questi acquisti anche a prezzi vantaggiosi. Soprattutto in prossimità delle feste, i gadget rappresentano un ottimo modo per fidelizzare il cliente che si sente considerato ed apprezzato. La cosa fondamentale è che questo tipo di azione diviene anche automaticamente pubblicità per l’azienda soprattutto quando i gadget sono personalizzati.

    gadget portachiavi

    I gadget personalizzati

    Tra i siti più attrezzati e forniti in materia di gadget personalizzati c’è www.gadgetpersonalizzati.eu che offre una vasta gamma di alternative che possono essere adatte per la tua azienda. Rendere unici, magari con i tuoi colori e con il tuo marchio, oggetti di uso quotidiano può diventare, nel tempo, un ottimo investimento perché ti permette di farti riconoscere tra tanti, di farti ricordare fornendo anche la tua azienda di personalità forte ed identitaria. Sofia B. che rappresenta la creatrice di questo sito è convinta che il gadget personalizzato possa fare la differenza e per questo ne rende disponibile diversi, per tutte le tasche, tutte le necessità e sopratutto tutti personalizzabili.

    Tipi di gadget personalizzabili

    Portachiavi gettone carrello

    Su www.gadgetpersonalizzati.eu potrai trovare quello che fa per te. Cerca di non scegliere a caso, ma di acquistare gadget che ti rappresenti, che rappresenti la tua azienda o che possa essere utile tutti giorni: sarà per te pubblicità gratuita quotidiana. A disposizione ci sono oggetti di ogni tipo. Potrai scegliere tra prodotti di diverso tipo: da calamite per frigo a portachiavi a righelli. Tutto in un’ampia scelta di colori. Le Calamite, negli ultimi tempi, sono molto amati perché, essendo di grande tendenza, fanno in modo che la tua azienda ne sia rappresentata in maniera unica. I braccialetti presenti sul sito sono disponibili in diversi colori e saranno personalizzabili: sarà proprio questa unicità a restare impressa insieme alla tua azienda. Molto belli e pratici sono anche i portachiavi disponibili in diversi materiali, dall’acrilico al metallo e dalla pelle alla plastica. Altrettanto simpatici ed utili sono i righelli sui quali è possibile stampare qualsiasi tipo di pubblicità anche perché disponibili in diverse lunghezze.
    In altre parole rivolgendoti a questi professionisti del settore potrai trovare ciò che più è adatto a te ed alle tue esigenze pratiche ed economiche. Non ti resta che scegliere il “tuo” gadget, quello che meglio rappresenta la tua azienda e decidere come personalizzarlo.
    gadget righello
  • Il Lago di Nicito

    Il Lago di Nicito

    Sembra impossibile immaginarlo ora, ma la realtà è che, centinaia di anni fa la splendida città di Catania si andava a sviluppare intorno ad un famoso lago.

    Ricostruirne la storia e le caratteristiche è particolarmente difficile vista l’assenza di dati validi ed effettivi ma si pensa che fosse un luogo particolarmente affascinante. Un bacino di considerevole grandezza, ampio più di 6 chilometri e profondo almeno 15 metri. Questo luogo, che offriva sicuramente un panorama spettacolare era apprezzato dall’alta società che vi aveva costruito intorno le proprie ville. Un lago nicito ormai dimenticato, ma che ha rivestito grande importanza per la società del tempo, conosciuto con il nome di lago nicito di Nicito.

    La storia del lago nicito

    La storia del lago nicito
    Purtroppo i ritrovamenti storici in grado di dare indicazioni sicure su questo lago nicito e la sua collocazione non son sufficienti e dunque bisogna basarsi su ipotesi e intuizioni. Alcuni ricercatori e archeologi della regione e d’Italia hanno affermato però, che nonostante l’assenza di fonti sicure, l’esistenza di questo lago nicito va confermata. Da questo bacino pare derivassero differenti rami del fiume Amenano che attraversava la città.
    Fonti più antiche, del 600, elaborate da alcuni giornalisti e scrittori, sostengono che il lago nicito si formò nel 406 a.C. a causa dell’eruzione dell’Etna. Questo fenomeno infatti andò ad alterare il corso del fiume Amenano creando così il famoso bacino. Altre fonti sostengono che potrebbe addirittura risalire all’età prestorica per via di alcuni ritrovamenti che sarebbero ricollocabili al Neolitico.
    Una notizia confermata da un buon numero di fonti è inoltre che di fronte al lago nicito, nel 1556, il viceré del tempo in Sicilia conosciuto con il nome di Juan De Vega fece costruire il Bastione degli Infetti, uno dei bastioni tuttora meglio conservato della città. Le testimonianze dell’esistenza e della presenza di questo lago nicito arrivano sino al 1669, anno nel quale, secondo alcune ricostruzioni, una delle più terribili eruzioni dell’Etna ricoprì e colmò il lago nicito in poche ore, cancellandolo dalla vallata.
    Una curiosità sul lago nicito, tramite varie ricostruzioni, è che il nome, Nìcito, sia una derivazione dal greco anìketos che a sua volta derivava da nike, tradotto come vittoria.

    La collocazione del lago nicito

    La collocazione del lago nicito a catania
    Un famoso architetto, Carmelo Sciuto Patti, in uno dei suoi lavori terminato nel 1877 è riuscito a collocare, tramite carotaggi e varie osservazioni e ricostruzioni, il lago nicito a sud della zona di Cibali. Alcuni studiosi hanno lavorato per anni nel tentativo di andare a trovare la collocazione esatta del lago nicito e ricostruire la sua forma e dimensione. L’archeologo Edoardo Tortorici, agli inizi degli anni 2000, ha proposto una collocazione ancora più a sud per via della depressione presente vicino a Piazza Montessori e Arnaldo Fusinato.
    L’unica testimonianza che si può ritrovare attualmente del lago nicito è una via della città che ha preso il nome del bacino. Questa separa il quartiere La Mecca da Piedigurna e va a collegare la piazza Santa Maria di Gesù con la via Plebiscito alta che altro non era che l’Antico Corso della città.

  • Sant’Agata Una nobile fanciulla

    Sant’Agata Una nobile fanciulla

    La figura della Vergine Martire Sant’Agata è molto significativa e sentita per la città di Catania nonché per i catanesi stessi.

    Tanto è vero che Sant’Agata è la Patrona della città stessa.

    La cattedrale di Sant’Agata è il punto cardine in merito al culto cattolico di Catania. Altre sì Chiesa madre della stessa arcidiocesi metropolitana nonché sede dell’omografa parrocchia.
    La cattedrale è sita nel centro storico di Catania. Lato sud-est di piazza del Duomo. Precisamente nel quartiere Duomo di Catania (più conosciuto a Catania come Terme AchillianePiano di San Filippo)
    • Curiosità storiche

    cattedrale santagata 1
    SAMSUNG CSC

    Papa Pio XI nell’anno 1926, a luglio, desidera e fa eleggere la Cattedrale al titolo di Basilica Minore.
    • Il mese della Santuzza
    Il mese dell’anno dedicato ai festeggiamenti di Sant’Agata è Febbraio.
    A Catania, tale festività, è sentita al pari delle ricorrenze principali.
    I catanesi, infatti, il mese di febbraio lo chiamano Mese della Santuzza. Espressione che chiarifica il grande amore che essi provano per la propria Patrona.
    • Perché Sant’Agata? Chi era?
    Dal 3 al 5 del secondo mese dell’anno la metropoli si ferma per onorare Sant’Agata. Una festa che la onora in modo accentuato.
    Si racconta che Sant’Agata nasce a Catania intorno al 230 d.C.
    La famiglia, di orientamento ecclesiale nonché nobile, la educa in modo rigoroso tanto che Sant’Agata sceglie di consacrarsi a Dio fin dalla giovane età.
    Ma…c’è un ma.
    In quegli anni l’editto dell’imperatore Decio regolamentava l’oppressione di chiunque seguitava il cristianesimo.
    E’ facile immaginare che molti cristiani celassero la propria fede.
    A Catania era incaricato il proconsole Quinziano per la gestione de l’editto.
    Se non ché… si innamora della giovanissima Sant’Agata, obbligandola a rinnegare il suo credo e scegliere il paganesimo. Naturalmente Sant’Agata si oppone.
    Quinziano non demorde. Tenta anche attraverso promesse. Ma la fanciulla non tradisce nè le sue idee ne tanto meno il proprio credo.
    A questo punto Quinzano la fa arrestare lasciandola in cella senza viveri ne acqua. Al freddo.

    La fermezza di Sant’Agata ancora una volta si palesa.

    La fermezza di SantAgata ancora una volta si palesa
    L’irreprensibile coerenza di Sant’Agata genera odio nel proconsole che arriva a torturarla fisicamente:
    Le amputa il seno. La leggenda dice che la stessa notte San Pietro lo fece ricrescere.
    La obbliga a sdraiarsi su un letto di braci roventi. Anche qui, interviene la leggenda. Che riferisce che, nel contempo che l’esile corpo ardeva…il velo rosso della consacrazione resta incolume al fuoco.
    Quest’ultima tortura è decisiva per la sua morte: 5 febbraio 251 d.C.
    I miracoli, successivi alla morte di Sant’Agata e attribuiti a lei sono numerosi. In particolare, il velo che più volte ha bloccato la lava dell’Etna. Impedendo la distruzione di Catania.
    •La festa e la tradizione
    Festa religiosa santagata
    Le spoglie di Sant’Agata rientrano a Catania nel 1126. Dopo il suo martirio. Da questo momento in poi prendono forma le celebrazioni in suo onore.
    E’ nel 1376 che la celebrazione inizia a plasmarsi con le fattezze attuali.
    In quello stesso anno risale la costruzione del fercolo: è un tempietto d’argento che porta la reliquia del busto di Sant’Agata (rivestito da circa 300 gioielli), lo Scrigno (sempre in argento) che custodisce il resto delle reliquie.
    •Festa religiosa
    Inizia il 3 febbraio con la processione dell’offerta della cera alla Santa.
    Il corteo è Preceduto da dodici Candelore: strutture in legno riccamente decorate e scolpite in stile barocco che rappresentano le varie associazioni di arti e mestieri di Catania.
    Sono trasportate a spalla da 4 o 12 uomini, facendole danzare e dondolare.
    La Messa dell’Aurora in Cattedrale è un altro momento intenso.
    Al mattino presto il busto della Santa è presentato ai fedeli. La commozione è alta ed epidermica.
    L’uscita della Santa prevede una visita totale della città.
    L’ultima meta è in Via Crociferi: qui le suore benedettine cantano in onore della Santa, in completo silenzio della folla.

    La mattina del 6 febbraio Sant’Agata rientra al Duomo.

    SantAgata rientra al Duomo
    E’ certamente un evento da non perdere: Si intersecano tradizione, credo religioso e leggenda. Tutta l’intensità dei catanesi è tangibile e manifestata attraverso l’amore pulito e sincero che essi provano per la loro Sant’Agata.

  • Alici all’arancia

    Alici all’arancia

    Catania è una città molto rinomata non solo per il tesoro artistico, culturale ed architettonico che possiede, ma anche per la cucina.
    Esistono tantissime ricette catanesi, ad esempio una potrebbe essere l’alici all’arancia.
    Si pensa addirittura che questa ricetta abbia origine nell’antico convento dei Benedettini di Catania.
    Se avete degli amici o degli ospiti a cena e non avete idea di cosa preparare, questo piatto è in grado di rendere l’antipasto unico. I vostri ospiti rimarranno sicuramente molto entusiasti delle Alici all’Arancia.
    Gli ingredienti
    Innanzitutto quando devi preparare un qualsiasi piatto, la prima cosa a cui devi pensare sono gli ingredienti. Se disponi di tutti gli ingredienti, sei già a metà dell’opera, altrimenti devi necessariamente fare la spesa.

    Alici all’Arancia: Immagina di dover preparare un antipasto per 6 persone

    Le quantità sono:
    1 kg di alici,
    1 limone,
    200 gr di olive bianche,
    100 gr di pinoli,
    1 bicchiere di vino bianco
    il succo di 2 arancie.
    Gli altri ingredienti come il sale, olio extravergine d’oliva, prezzemolo, peperoncino e pangrattato non hanno una quantità stabilita, ma devi essere in grado di capire quanto ne basta. In genere per queste cose si va ad occhio.

    La preparazione delle Alici All’arancia

    Non si tratta di un piatto complicato, per cui la difficoltà è molto bassa ed in genere puoi impiegarci circa 30 minuti.
    Prima di tutto devi pulire le alici, quindi privarle della testa e disporle su una terrina. Devi fare tanti strati che saranno ricoperti di fettine di limone, trito di peperoncino, olive, prezzemolo e pinoli, olio quanto basta e cospargere il tutto con un pò di vino. Ricordati di chiudere l’ultimo strato con un velo di pangrattato. Una volta finito, inseriscilo nel forno e, a metà cottura, inumidisci l’antipasto con il succo di arancie.
    Tutto qui, come vedi è una ricetta facile e veloce.
  • Quinziano

    Quinziano

    Con il trascorrere della storia e degli anni, l’Italia ha visto molte persone che erano a capo dei propri regni. Una persona nota in Sicilia a capo di Catania è stato Quinziano.

    La Storia di Quinziano

    Quinziano è nato circa nel 235 a Catania in una nobile e ricca famiglia che predicava la religione cristiana. Con il corso della sua giovinezza volle intraprendere la vita religiosa dove fu accolto dal Vescovo di Catania dopo la sua richiesta per iniziare tale percorso. Durante tale percorso si invaghì della vergine consacrata Agata, ma quest’ultima nel momento in cui l’imperatore Deciso lo scopri la perseguitò e ordinò di portarla al Palazzo pretorio. Siccome il proconsole non riuscì a sedurla, furioso, aprì un processo nei confronti di Agata.
    Agata, credendo sempre nella propria fede e non cedendo, fu torturata fino a che Quinziano preso dalla furia, le fece anche strappare i vestiti e tagliere i seni da grandi tenaglie. Col tempo, la giovane Agata, dopo diverse visite, riuscì a guarire dalle ferite provocategli. Inoltre venne ordinato di bruciare la donna, dove miracolosamente tale evento non si verificò a causa di un terremoto. Questo comportò che Quinziano ordinò di portare Agata in cella, dove qualche ora dopo morì. Questo accadde nell’anno 251.

    Agata, dal greco “La Buona”

    Agata è nata in una ricca e nobile famiglia siciliana. Fin da piccola fu cresciuta secondo una disciplina cristiana e all’età di quindici anni spontaneamente scelse di intraprendere la strada della devozione e di consacrarsi a Dio. Con questo ebbe l’occasione di ricevere dal Vescovo di Catania il velo rosso che veniva dato alle vergini consacrate al Signore.
    Si narra inoltre che il proconsole Quinziano volle conoscere Agata, sia per la sua bellezza e sia per l’appartenenza ad una famiglia nobile. La fece consegnare al palazzo dai messaggeri, ponendogli domande relative alla sua famiglia avendo l’opportunità di sapere da quest’ultima della sua fede in Dio. Siccome Quinziano era a Catania per l’editto dell’Imperatore, richiedeva a tutti i cristiani che predicavano la religione di rinunciare alla propria fede. Quinziano, tormentato dal desiderio di Agata la sottopose a diverse torture, arrivò perfino ad offendere la sua bellezza e a disprezzare la sua dignità siccome venne constantemente respinto dalle sue diverse proposte e dichiarazioni. Questo perchè lui credeva che seducendo la ragazza avrebbe ceduto alle sue promesse appassionate.
    Lui voleva riuscire a convincere quest’ultima che conducendo una vita nel lusso e nel piacere, avrebbe trascorso una vita migliore rispetto a quella da lei prescelta e fatta di sacrifici continui e rinunciando alle gioie dell’amore.
    Questo però non fu e infine comportò che la ragazza morì.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Agata una nobile fanciulla

    Agata una nobile fanciulla

    La giovane Agata era di origini catanese e proveniva da una famiglia benestante,

    Il suo unico problema è stato l’amore incondizionato per la religione cristiana, la famiglia sin da piccola le ha trasmesso i valori e la fede per il cristianesimo.
    E proprio per questi valori e per questa fede, che la giovane Agata all’età di 15 anni decide di accostarsi alle vergini consacrate a Dio, con il benestare del Vescovo della città.
    Il proconsole romano Quinziano che si era perdutamente innamorato della giovane Agata, non solo per la sua bellezza, ma anche per la sua bontà d’animo, decise di imprigionare la giovane e di torturarla fino quando la stessa non avesse deciso di ritornare alla religione romana.

    Ma il proconsole Quinziano e l’amore di Agata per il cristianesimo, la fecero condannare a morte.

    Santagata e il carnefice 1

    Chi era Agata?

    Come ho accennato precedentemente, Agata era una giovane fanciulla, di una bellezza unica e rara, era ubbidiente e serena, oltre che nel tempo libero si occupa di volontariato.
    Pur essendo di nobil famiglia la giovane Agata indossava abiti malandati, rinunciava ai piaceri della vita ed eseguiva opere buone senza farsi notare.
    Fin da piccola la famiglia l’aveva educata ai valori del Cristianesimo e suddetti valori, giorno dopo giorno la giovane Agata si affidava al cristianesimo e al Signore Nostro Dio.
    Come accennato in precedente, la giovane Agata veniva da una famiglia ricca e questo fattore le costava a fronteggiare con la fede le varie lusinghe che riceveva, non solo per le proprietà di terreni che la famiglia possedeva, ma anche per il suo atteggiamento espansivo e vivace.
    Proprio per la fede cristianesima ricevuta fin da piccola Agata decide di dedicare la sua vita a servire il prossimo.
    SantAgata in carcere
    Ma tutto questo non successe perchè il proconsole Quinziano che era innamorato della bellezza della giovane Agata decise con l’aiuto dell’imperatore di imprigionare la fanciulla con l’accusa di inerente al credo sbagliato.
    La giovane Agata ricevette tante ed ingiuste torture, ma proprio con la determinazione e con la fede cristiana, riusci a superare e guarire dalle suddette torture.
    Fin quando un giorno il proconsole non decidette di condannare a morta Agata bruciandola viva.
    Negli ultimi istanti della sua vita, esamine, bruciata e sanguinante Agata pronuncio le sue ultime parole, Mio Dio tu che mi hai creato e cresciuta nella tua fede fin dall’infanzia e che in gioventù mi ha fatto agire virilmente, tu che hai preservato il mio corpo dal male e mi hai fatto vincere tutte le atroci torture che ho ricevuto, ti prego di accogliere il mio spirito poichè è arrivato il tempo che io giunga alla tua misericordia.
    Cosi il 5 febbraio 251, la giovane Agata di nobile famiglia, ma nobile anche nel cuore e nell’animo, esalò il suo ultimo respiro ed smise di subire ingiustizie.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Dolcetti natalizi da regalare: frollini al burro ed arancio

    Dolcetti natalizi da regalare: frollini al burro ed arancio

    Dolcetti natalizi da regalare: frollini al burro ed arancio, una ricetta che conquisterà tutti.
    Fidatevi, sono anni che la faccio e rimangono i biscotti più buoni che ho mai assaggiato (mica perché li faccio io, ma perché sono buoni sul serio). La ricetta è davvero semplice, pochi ingredienti e nessuna difficoltà.
    Fra le ricette di biscotti, questi sono i miei preferiti per l’inverno, da gustare con una buona bevanda calda.
    Anche quest’anno torna l’incubo/gioia dei regali, ultimamente sono propendente per i regali fatti i casa o per regalare esperienze e non cose. I regali home made comunque sono sempre unici, originali e simpatici da fare.
    Pronti per scoprire questa ricetta facile e golosa? E’ davvero semplice.

    Dolcetti natalizi da regalare: frollini al burro ed arancio

    frollini al burro
    Ingredienti:

    • 250 gr farina
    • mezza bustina vanillina
    • 130 gr burro
    • ½ bustina di lievito
    • 125 gr di zucchero
    • 1 uovo
    • scorza di arancio

    Dolcetti natalizi da regalare: frollini al burro ed arancio

    Per realizzare i dolcetti natalizi da regalare iniziate ad impastare il burro con le uova e lo zucchero. Il burro deve esser morbido, non fuso, e lo si lavora con la frusta a mano aiutandosi con una forchetta. Una volta che è tutto omogeneo si versa la farina setacciandola con il colino. Si aggiungono vanillina, lievito e scorza d’arancio grattugiata. Si lavora l’impasto e si fa una palla che va posta in un recipiente coperto di pellicola da porre in frigo per un’ora. Si riprende la pasta, la si lavora e si tagliano i biscotti che s’infornano a 170° per una dozzina di minuti.
    Una volta freddi impacchettateli con carta trasparente e nastri o usate dei piccoli cestini per riporli, l’ideale sono piccoli contenitori di latta.
    Che ne pensate dei frollini al burro ed arancio come dolcetti natalizi da regalare? Quali dolcetti vi piace preparare e regalare per Natale?

  • Il mago Eliodoro e l’elefante di Catania “U’ Liotru”

    Il mago Eliodoro e l’elefante di Catania “U’ Liotru”

    Il mago Eliodoro e l’elefante di Catania “U’ Liotru”: L’elefante di pietra lavica adorna, silenzioso, Piazza Duomo, nel cuore di Catania, ma se solo potesse parlare, se solo potesse raccontare la verità dietro ai miti dai contorni sfumati, ah quante ne direbbe su Eliodoro, vescovo fallito, mago di malefatte ed inganni! Eliodoro, infatti, il suo inventore, non era buono né, tantomeno, provava rimorsi per colpa delle sue terribili burle a danno dei fedeli. Si dilettava, il negromante, nell’ingannare e rendere ridicoli i maggiori esponenti della città, e quando le acque si facevano agitate – non tutti sopportavano i suoi terribili scherzi – egli, con un balzo, gli montava in groppa, e lui, fido Liotru, iniziava la magica fuga verso Costantinopoli. Coinvolto in avventure terribili e spregevoli di cui lui, povero animale di pietra magica, pativa la pericolosità, il fido Liotru racconta, adesso, la storia del padrone e rivendica la propria innocenza.

    Cattivo Eliodoro, cattivo!

    Eliodoro
    Si sa, non tutti sono capaci di far fronte alle delusioni: Eliodoro vede sfumare il proprio sogno di vestire la mitra da vescovo e, infuriato, rinnega tutto, diventa apostata. Abbracciata la magia nera e i demoni che essa scatena, con i suoi incantesimi tormenta la città di Catania: tramuta gli uomini in bestie selvatiche, fa apparire metalli grezzi come monete d’oro; pietre diventano preziosi diamanti che, dopo l’acquisto, si mostrano quali cianfrusaglie inutili. Eliodoro, il cattivo Eliodoro, si rende nemico temibile di una cittadina santa e devota e più volte viene perseguitato e tenta la fuga verso Costantinopoli; ma muoversi a piedi, anche se pregni di magia, è una fatica! Decide, quindi, di plasmare un fedele famiglio, un animale possente di pietra lavica che, nella sua agilità magica, gli permetta di beffare di più e meglio.Liotru, il nome dell’elefante di pietra, viene scolpito e forgiato dalla lava rovente dell’Etna e, una volta completato, cavalcato al pari di un destriero mentre le mani di Eliodoro scagliano magie terribili.
    Il nome dell’animale,infatti, ‘U’ Liotru, non è altro che una declinazione popolare del nome del negromante stesso, Eliodoro.

    La rivalsa di ‘U’ Liotru

    Liotru

    Nessuno riesce a sconfiggere il terribile mago: lo stesso imperatore di Costantinopoli, esasperato dalle notizie funeste che giungono dalla città di Catania, invia spedizioni di filosofi, eserciti, intellettuali e santoni di ogni genere, ma nessuno ha la meglio sul terribile Eliodoro, imbattibile grazie anche al possente elefante di pietra che gli fa da cavalcatura. Ma i cattivi sono sempre destinati a perdere: S. Leone II, vescovo e santo, distrugge, poco a poco, ogni emblema, ogni roccaforte del potere di Eliodoro e, durante una messa che il mago vuole disturbare, il vescovo gli getta al collo una stola santa e lì, nelle sacre parole della Chiesa, ne esorcizza l’animo riducendolo in cenere.

    Sconfitto il mago, Catania ritorna serena, ma ‘U’ Liotru?

    Abbandonato fuori dalle mura della città, l’elefante di pietra verrà recuperato e posto a guardia della porta cittadina che da lui prenderà appunto il nome di “di lu Liotru” e, tempo dopo, innalzato ai piedi di un obelisco egizio, diventerà la prova della sconfitta di quel mago: Eliodoro, che voleva dominare Catania, e che da Catania venne distrutto.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • La Storia della Meridiana dei Benedettini

    La Storia della Meridiana dei Benedettini

    La Storia della Meridiana dei Benedettini di Catania
    Nascosta nel cuore della città di Catania proprio come una perla dentro l’ostrica, la Meridiana dei Benedettini racconta una storia dal sapore antico come il tempo stesso. In seno alla Chiesa di San Nicolò l’Arena, simbolo eterno della spiritualità catanese, la meridiana segna silenziosa il passare dei secondi, dei giorni, dei mesi e lascia che sia il raggio di luce, che la investe da un secolo con assoluta precisione, a parlare di lei e a raccontare della cura e della devozione che hanno accompagnato ogni momento della sua costruzione, dall’idea nella mente del fedele, fino al progetto concreto degli astronomi Wolfgang Sartorius von Waltershausens e Christian Peters.

    L’idea: costruire LA meridiana

    Wolfgang Sartorius von Waltershausens
     “A costruire una meridiana sono bravi tutti. Noi costruiremo la migliore, quella che spacchi il secondo”. Wolfgang Sartorius von Waltershausens, barone tedesco di professione topografo, coinvolge nell’impresa il baffuto e pratico Christian Peters, astrologo che, come lui, è completamente devoto alla signora matematica e, insieme, ideano il piano quasi machiavellico di una meridiana perfetta. Alla base vi sono studi della latitudine geografica della città, il rilevamento topografico dell’Etna – non sia mai che il raggio si perda in qualche anfratto non calcolato – e precisissimi studi relativi alla grandezza e alla posizione dello gnomone – no, non un grande gnomo che, armato di specchio riflettente, punti il raggio verso il giusto simbolo – ma il supporto che, illuminato dalla luce perpendicolare indichi, con la propria ombra, il simbolo corrispondente all’ora esatta. Ma perché fare le cose semplici, banali come le fanno tutti?
    la Meridiana dei Benedettini
    Gli ingegneri Von Waltershausens e Peters vogliono stupire e pongono lo gnomone a 23 metri, 91 centimetri e 7 millimetri di altezza e fanno correre la sua ombra per 40 metri lungo la navata tra due cappelle di San Benedetto da Norcia e San Nicola di Bari. Un raggio benedetto in ogni senso.

    Perché visitare la Meridiana dei Benedettini

    La bellissima chiesa di San Nicolò l’Arena di Catania
    Cuore pulsante di una spiritualità ancora viva e vibrante, la Meridiana dei Benedettini – e la Chiesa di San Nicolò l’Arena che l’accoglie – meritano una visita per la bellezza matematica e, allo stesso tempo, pregna di sentimento e spiritualità, in un gioco sempre contemporaneo dove la fede si sposa all’intelligenza acuta. Rendere onore al coraggio ingegneristico dei due pazzi ingegneri diventa il giusto pretesto per ammirare il lavoro minuzioso e certosino speso nel ricreare una meridiana unica in tutti i sensi. Dopo lo studio matematico, infatti, Wolfgang Sartorius e Christian Peters si dedicarono alla cura stilistica della Meridiana dei Benedettini, incaricando artigiani e scultori del posto, famosi per talento e cura del dettaglio, della realizzazione delle minute immagini dei segni Zodiacali e dei numeretti utilizzati per indicare i giorni e i mesi, in un risultato meraviglioso che avrebbe offerto al fedele un sistema di misurazione del tempo completo ai propri piedi. Corredata da spiegazioni e notizie in merito a come leggere i segni nei vari periodi dell’anno, la meridiana trova il proprio compimento nelle immense lastre di marmo, 24 per l’esattezza, che circondano e mettono in risalto la linea meridiana rosso antico.

    Perché dire grazie a Wolfgang Sartorius e Christian Peters

    Padri della meridiana, i due illustri ingegneri, sfidano i criteri comuni ed ideano un qualcosa di immortale ed eterno: la Meridiana dei Benedettini significa avere il coraggio di creare qualcosa di unico, perfetto alla maniera degli uomini e per questo ricco di un valore superiore, antico. Visitare la Meridiana dei Benedettini vuol dire prendere parte in qualcosa di grande.
    Bisogna saper trovare il tempo per ammirare il tempo che passa!
  • Drink e bevande natalizie

    Drink e bevande natalizie

    Drink e bevande natalizie: idee da servire ai vostri ospiti.
    Ci siamo, sta arrivando finalmente è il giorno di Natale! Facendovi in anticipo i nostri migliori auguri vi proponiamo qualcosa con cui brindare.
    Questi drink e questa bevande, andranno bene anche nei giorni freddi non festivi quando si ha voglia di qualcosa di forte che scaldi da dentro.
    Attenzione: non eccedete con l’alcool, non mettetevi alla guida se avete bevuto e in linea di massima non alzate il gomito non fa bene alla vostra salute ed alla vostra linea.
    Detto questo prepariamoci qualcosa da bere.

    Drink e bevande natalizie: le più famose

    Drink e bevande natalizie le più famose

    • Eggnog, si tratta di una bevanda molto diffusa ne Nord America, si prepara miscelando latte (4 tazze), uova (2 tuori), rum (mezzo bicchiere), una grattatina di noce moscata, whisky o brandy (mezza tazza) e caramello o panna montata per guarnire.
    • Vin Brulè, si prepara facendo scaldare del vino rosso a cui si aggiungono zucchero, cannella, chiodi garofano e agrumi.
    • Sorre winw, si ottiene dalle bacche di sorrel a cui si aggiunge rum, chiodi di garofano e zenzero. Avete del sorrel in casa?
    • Sidro di mele, a cui si aggiungono chiodi di garofano, stelle di anice, cannella, vaniglia e agrumi vari. Si serve preferibilmente caldo.
    • Salep o Sahlab è una tipica bevanda turca, a base di shalep, zucchero, cannella, latte. Forse non proprio facile da trovare.
    • Sujeonggwa, bevanda coreana che si ottiene dalla frutta secca. Perchè non provarci?
    • Atole, cioccolata messicana. Si prepara la classica cioccolata a cui si aggiungono cannella e zucchero di canna grezzo e volendo della frutta in pezzi. Originariamente si prepara con la farina di mais, ma se è la prima volta non cimentatevi.
    • Bombardino, facile da fare: si mixano whisky e liquore all’uovo, un po’ di panna montata e via a brindare.
    • Grog, famosissimo drink che si ottiene con acqua, rum, lime, cannella, noce moscata e zucchero.
    • Bicerin, ovvero cioccolato, caffè e fior di latte, ottima bevanda torinese per festeggiamenti al freddo.
    • Irish Coffee, bevanda ideale dopo pranzo: caffè caldo a cui si aggiunge in goccio di wishy e un tocco di panna montata.
    • Parampampoli: caffè, grappa, vino, zucchero e miele. Si agita la bottiglia, lo si versa in un pentolino, lo si fa bollire e gli si da fuoco. Si serve fiammeggiante nelle tazzine. La ricetta? E’ un segreto.

    E adesso un bel brindisi! Auguri!
     
     

  • La famosa Piazza Umberto di Catania

    La famosa Piazza Umberto di Catania

    Catania, le sue meraviglie e la piazza nascosta.

    Catania, sul mar Ionio, presenta un paesaggio che risente delle eruzioni del Monte Etna. Città d’arte, fa parte del patrimonio Unesco e risulta essere l’emblema indiscusso del barocco siciliano.
    Il suo fascino è dovuto soprattutto a testimonianze del periodo romano, come l’Odeon, e del XIII secolo, come il museo civico del castello Ursino fondato da Federico II.
    Tuttavia, parlando delle meraviglie di Catania, non si può non fare riferimento ad una peculiarità che riguarda questa città: una piazza nascosta. Ebbene, parliamo di una “piazza nascosta” perché effettivamente pochi sanno della sua esistenza, pur passeggiandoci tutti i giorni. Si sta parlando di piazza Vittorio Emanuele, da sempre definita “piazza Umberto” dal momento che si trova proprio a metà dell’omonima via.

    Piazza Umberto tra scienza e divertimento.

    Piazza Umberto tra scienza e divertimento
    Quando si parla di piazza Umberto, ormai, si deve necessariamente fare riferimento al cambiamento che l’ha interessata qualche anno fa. Nel 2015, infatti, il sindaco di Catania (Enzo Bianco) ha annunciato che la suddetta, che precisamente altro non era che piazza Vittorio Emanuele, sarebbe stata intitolata al grande scienziato catanese Ettore Majorana. Di quest’ultimo, nato nel 1906, non si conoscono nè data nè luogo di morte.
    Tuttavia, piazza Umberto non è solo storia e scienza. Infatti, essa risulta essere decisamente viva ed accogliente, vantando numerose attrazioni, tra cui i caratteristici chioschi per bibite. In particolare, sono consigliate le bevande con sciroppi vari, definite dai turisti davvero ottime. Come già detto, inoltre, la piazza è così chiamata perché posizionata a metà di via Umberto I. Ebbene, di quest’ultima non si possono non ammirare gli antichi balconi aventi come sfondo Via Etnea e Giardino Bellini. Lo scenario, caratterizzato da un vivace gioco di colori, risulta essere davvero incantevole.

  • Mappa interna Aeroporto di Catania

    Mappa interna Aeroporto di Catania

    L’Aeroporto di Catania non ha dimensioni eccessive, al contrario di quanto si possa pensare se si fa riferimento al flusso di passeggeri che accoglie ogni giorno.

    L’Aeroporto di Catania: Anche le compagnie aeree che operano sono molte.

    Se desideri avere una mappa interna del luogo, ti possiamo dare delle informazioni utili.

    Innanzitutto non è difficile capire come è composto: all’entrata dell’aeroporto hai 2 ingressi diversi.
    Il primo conduce al parcheggio che è destinato ad una permanenza lunga. Inoltre è disponibile anche il parcheggio per i disabili.
    La seconda entrata offre, allo stesso modo, un’area adibita al parcheggio. Il costo del parcheggio varia a seconda del tempo di permanenza, quindi dovrai pagare la somma presso le macchinette che sono state posizionate in entrambi i parcheggi. Esse rilasceranno un gettone che dovrai inserire per poter alzare la sbarra che separa la zona dell’aeroporto con l’uscita.
    Come avrai ben capito non è possibile uscire se non effettui questa operazione.
    Se stai accompagnando un tuo familiare o parente e non perdi molto tempo, esiste il parcheggio apposito per la sosta breve.
    All’esterno oltre le aree parcheggi, trovi le fermate dei vari autobus, dei taxi e degli autonoleggi.
    L’interno dell’aeroporto, come abbiamo già detto non è grande, per cui non puoi perderti. Esso è suddiviso in due piani, collegato dalla scala mobile.

    In passato esistevano due terminal, denominato Terminal A e B, oggi è stato aperto da poco un Terzo terminal, quello C.

    Sul primo terminal puoi trovare da una parte l’area arrivi e dall’altra quella delle partenze, mentre il secondo è dedicato ai passeggeri in partenza con voli Easyjet diretti in varie destinazioni.
    Il nuovo terminal è il frutto della ristrutturazione di un vecchio padiglione e non si esclude l’ipotesi di lavori futuri per incrementarne ancora.
    Come in tutti gli aeroporti sono presenti i servizi base, ossia i ristoranti, bar, bancomat e negozi.
    Per quanto riguarda altri servizi utili per un turista, purtroppo il sistema non funziona come dovrebbe.
    Ci sono delle carenze, ad esempio il servizio Wi-fi gratuito non è presente in tutte le zone dell’aeroporto, ma solo all’interno della lounge VIP.
    Se ti capita di smarrire un oggetto personale, la situazione diventa complicata poichè non esiste un ufficio apposito.
    mappa aeroporto di catania
    Un altro servizio non presente è il deposito bagagli. Se hai tante valigie o borsoni, puoi solo fare uso del carrellino per facilitare i tuoi spostamenti ma non puoi depositarli con sicurezza.
    Sono presenti invece le sale VIP o lounge, create appositamente per offrire un confort ai passeggeri prima della loro partenza. Sono delle sale relax che ti permettono di trascorrere il tempo come meglio credi, rendendo meno noiosa l’attesa.
    Le VIP lounge si trovano di fronte ai gate 5 e 6 e sono aperte dalle 6.30 del mattino fino alle ore 21.00.
    All’interno potrai godere di diversi servizi di ristoro, connessione wi-fi, lettura di quotidiani e molto altro.
    Per entrare in queste sale devi essere titolare dell’apposita card. Inoltre puoi anche decidere di estendere questo “privilegio” al tuo accompagnatore o alla famiglia.
    Questa stessa card ti permetterà anche di usufruire del fast track. Se sei in ritardo e non puoi permetterti di perdere tempo aspettando in fila, se possiedi la card, non hai motivo di allarmarti. Essa ti permette di passare da un apposito varco che ti consente di accedere direttamente all’imbarco per prendere il tuo volo. Basta esibire la card al personale di controllo che si troverà li.
    Come vedi l’aeroporto di Catania ha una serie di vantaggi ma presenta anche degli svantaggi. Si spera che con il tempo possa massimizzare i suoi servizi e migliorarne la qualità.
    É doveroso in quanto si parla di un aeroporto fondamentale della Sicilia e, come tale, deve godere di servizi ottimali.
    ***CLICCA QUI per mettere MI PIACE alla nostra pagina Facebook***
  • Primi piatti di mare: Linguine con funghi e gamberi

    Primi piatti di mare: Linguine con funghi e gamberi

    Primi piatti di mare: Linguine con funghi e gamberi.
    Da poco in occasione del compleanno di mio marito ci siamo concessi una bella cenetta in un localino molto carino e che fa una cucina di mare strepitosa e dove a parte gli antipasti ed il secondo abbiamo gustato delle linguine eccezionali.
    Un piatto molto fresco, saziante con un’ottima abbinata, funghi e crostacei. Ho deciso quindi di proporvelo in chiave casalinga così potrete gustarlo anche voi.

    Primi piatti di mare: Linguine con funghi e gamberi

    ingredienti per 4:

    • mezzo chilo di bavette
    • 400 gr di gamberi
    • 300 gr di funghi porcini
    • 15 pomodori pachino
    • 1 spicchio di aglio
    • olio evo
    • prezzemolo
    • sale
    • brodo di pesce

    Primi piatti di mare: Linguine con funghi e gamberi

    linguine con gamberi
    Preparazione:

    1. Pulite i gamberoni incidendone la schiena e togliendo il filo nero, lavateli bene
    2. pulite i funghi con un panno ed un pennellino, assicuratevi di togliere tutta la terra e di togliere le parti secche, muffite o non buone
    3. lavate i pomodorini e tagliateli a metà
    4. Tagliate l’aglio a metà e fatelo rosolare in tre giri d’olio evo
    5. quando l’aglio inizia a dorarsi versare i pomodorini, far andare a fuoco altro per qualche minuto
    6. unire i gamberi ed abbassare il fuoco (nessuno vi vieta di sfumarci dell’ottimo vino bianco)
    7. aggiungete i funghi che avete tagliato a cubetti
    8. aggiungete due bicchieri d’acqua e brodo di pesce, coprite e fate cuocere per 20 minuti, aggiungendo di tanto in tanto brodo di pesce
    9. Fate cuocere le linguine al dente e poi prelevatele dall’acqua di cottura e fatele saltare direttamente in padella
    10. aggiustate di sale e pepe e spolverate con prezzemolo fresco tritato.

    Servita con un buon vino bianco fresco e pane casereccio a fette.
    Che ne dite di questa ricetta? Uno dei più buoni primi piatti di mare che ho mai gustato.